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CALABRIA, UNA TERRA DA AMARE

E’ difficile trovare le giuste parole per descrivere il senso di appartenenza e l’amore che mi legano alla mia Terra, spesso sottovalutata e bistrattata. Splendide località marine, paesaggi mozzafiato, tramonti spettacolari, montagne surreali dove regna incontrastato il verde, prelibatezze enogastronomiche riconosciute ed apprezzate in tutto il mondo, arte, cultura e via discorrendo in una lista infinita di cose belle. Questo è tutto quello che è la Calabria, tutto quello per cui dovrebbe essere riconosciuta, ammirata ed apprezzata. Invece spesso, quando si sente parlare della mia regione, si inciampa in discorsi denigratori che dipingono malamente questa terra maledetta, deturpandone l’immagine. Perché alla Calabria è riservato questo trattamento? Qual è il problema? Senza troppo vittimismo e con un po’ di autocritica, mi verrebbe da dire che il primo problema siamo noi stessi calabresi, come di riflesso gli italiani lo sono per l’Italia. Per carità, siamo un popolo fantastico, unico ed inimitabile, ma con la brutta abitudine di essere ciechi di fronte a determinate cose. Siamo noi che non ci rendiamo conto di possedere un patrimonio immenso fra le mani, che invece di proteggere e custodire gelosamente, esponiamo ad ogni sorte di intemperie, lasciando che questo si sgretoli piano piano. Contrariamente a quanto si possa immaginare e soprattutto a quanto si blatera, l’Italia deve molto alla Calabria, a partire dal nome stesso. Si, esatto, non lo sapevate vero? Con il nome “Italia”, veniva anticamente chiamata la Calabria; fu in questa regione che circa 850 anni prima della guerra di Troia giunsero Enotrio e Peucezio (riportato anche come Paucezio), di stirpe enotria e pelasgica, originari della Siria che, trovando il suolo molto fertile decisero di chiamare la regione “Ausonia” in ricordo dell’Ausonide, fertile zona della Siria. Secondo la leggenda Enotrio avrebbe regnato per 71 anni e alla sua morte gli sarebbe succeduto il figlio Italo (“uomo forte e savio” secondo quanto narra Dionigi di Alicarnasso) che regnò su una popolazione, gli “Italòi“, che occupavano la penisola nella zona situata a sud dell’Istmo di Catanzaro, che oggi sono la province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Proprio da Italo, l’Ausonia,  avrebbe preso il nuovo nome di “Italia“, come riportano Tucidide (“quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade”), Virgilio (Eneide, III), Antioco di Siracusa e Strabone. Sappiamo comunque da Dionigi di Alicarnasso e Diodoro Siculo che gli “Ausoni” (abitanti dell’Ausonia) erano stanziati nella zona di Reggio già intorno al XVI secolo a.C.. Ma tutto ciò che la Calabria ha consegnato all’Italia non si ferma al solo nome. Infatti, quando Roma era ancora un villaggio embrionale, agli albori di quello che sarebbe stata dopo, la Calabria era già una ricchissima colonia greca di massima importanza nel panorama ellenico, tanto da meritarsi il titolo di “Magna Grecia”. La cultura fu il fiore all’occhiello della Magna Grecia ed ogni città aveva almeno una biblioteca e svariati centri per lo studio delle arti, della filosofia, dell’ingegneria e della medicina. Basti pensare a personaggi come Pitagora, Filippo di Medma (segretario particolare di Platone), Nosside (poetessa locrese) ed il medico Alcmeone, fondatore insieme ad Ippocrate della medicina moderna, che intuì per primo la funzione di comando sul corpo operata dal cervello. Oltre alle scienze ed alle arti anche lo sport fu un campo di eccellenza per le città calabresi della Magna Grecia: ricordiamo ad esempio il pugilatore Milone da Crotone, che detiene tuttora il record di 5 ori olimpici in 5 edizioni diverse. La Magna Grecia, possiamo dirlo, anche con un pizzico di orgoglio da parte mia, influenzò la cultura di tutta l’Europa, Roma compresa, tanto che i più grandi retori e filosofi romani non potevano ritenere completa la propria formazione senza prima essersi recati in Grecia, a testimonianza della grande voglia di apprendere da questa cultura. Come possiamo notare, la Calabria ha dato molto all’Europa e all’Italia, anche se lo stesso noi non possiamo dire dell’Italia e dell’Europa. Meritiamo di più. Meritiamo decisamente di più, la storia ce lo chiede. Pochi giorni fa il New York Times, noto quotidiano statunitense con un vastissimo seguito internazionale, ha inserito la Calabria fra le 52 mete imperdibili del 2017, unica regione Italiana. Questo deve farci riflettere. Agli occhi del mondo abbiamo tutto: paesaggi, cultura, ottimo cibo, e molto altro; dovrà essere compito nostro sfruttare al meglio tutte queste potenzialità inespresse, dobbiamo liberarci delle bende che ci rendono ciechi e capire quanto la nostra Terra sia splendida in ogni sua piccola sfaccettatura. Con l’auspicio che questo nuovo anno possa essere di rilancio per la Calabria, invito tutti a prendere parte a questo cambiamento, a quest’opera di restauro della nostra regione. Si parte sempre dalle piccole cose, basta prestare un po più di attenzione e non dare nulla per scontato, basta inquinare, basta sporcare, tutti insieme impegniamoci a ripulire la nostra terra. Se vogliamo, possiamo farcela. Io amo la mia Terra.

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