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LA PIU’ GRANDE MENZOGNA DELLA STORIA D’ITALIA: L’UNIFICAZIONE

Il 17 marzo del 1861, come riportato da tutti i libri di storia, nasce il Regno d’Italia; ma oltre a questo, che comunque rimane un dato di fatto, quali sono le verità e le menzogne che i libri ci raccontano? L’Italia come nucleo di piccoli e medi stati esisteva già da molto prima, da un millennio circa, il 1861 segna solo la nascita dello stato unitario nazionale, uno stato centralizzato di ispirazione burocratica francese; è importante partire da questo per andare a sviluppare poi l’argomento dell’unificazione in tutta la sua complessità e mistificazione. Agli inizi dell’Ottocento si diffuse in Europa l’esigenza di creare delle aree economiche più ampie ed omogenee, il che imponeva il superamento dei piccoli stati federali, troppo chiusi per permettere il propagarsi dell’economia su larga scala; fu proprio questo uno dei motivi che spinse le varie sette segrete europee, appoggiate da parte della borghesia capitalista, ad esercitare una forte pressione su Mazzini e Cavour, notoriamente riconosciuti come membri di tali ambienti, e a designarli come coloro i quali dovevano far calare definitivamente il sipario sui vari stati della penisola italica. Il movimento di unificazione, che voleva un’Italia illuminata ed elitaria pronta a rinunciare alle proprie radici e al proprio passato, ben presto prese piede nel Piemonte guidato da Cavour, impegnato a stringere accordi economici e militari con Francia ed Inghilterra, dando così vita alla super potenza piemontese che di li a poco avrebbe inglobato la Toscana, l’Emilia, la Romagna, le Marche, l’Umbria e infine il Regno delle Due Sicilie. Alla fine di tutto ciò la tanto proclamata unione dell’Italia risulta essere solo un ampliamento del regno di Piemonte, tant’è che lo statuto di Sardegna (lo Statuto redatto per il regno piemontese) venne ampliato ed applicato a tutta la penisola e Vittorio Emanuele II, l’allora re del regno di Sardegna-Piemonte fu proclamato nuovo Re d’Italia, senza nemmeno la decenza di cambiare il proprio nome per tale avvenimento. Ma com’è possibile allora, ci si chiede, che un accozzaglia di mercenari proveniente da ogni dove sia riuscita a battere il Regno Borbonico? Un regno indipendente fin dal 1734, guidato da un sovrano italiano e con un popolo pacifico e prospero, notevoli risorse auree, le tasse più leggere d’Europa e un patrimonio stimato di circa 443 milioni di lire-oro, dato impressionante se si pensa al fatto che l’intero patrimonio nazionale era di 668 milioni di lire-oro! La risposta è molto semplice, i circoli massonici europei avevano preso la propria decisione e non poteva andare diversamente. La famosa spedizione di Garibaldi, fatta passare dalla storiografia come un’impresa epica, addirittura eroica, in realtà altro non fu che una spedizione studiata a tavolino dalle massonerie internazionali, guidate da quella Britannica. L’Inghilterra infatti teneva particolarmente all’eliminazione del Regno Borbonico e i motivi erano tanti; il Regno delle Due Sicilie aveva stretti legami con lo Stato Pontificio e l’Inghilterra protestante aveva da tempo come priorità politica l’eliminazione di tutte le monarchie cattoliche, in secondo luogo la flotta navale borbonica, seconda in Europa solo a quella Britannica per l’appunto, dava molto fastidio, anche in virtù della posizione strategica nei commerci con l’Oriente grazie all’apertura del canale di Suez, i cui scavi iniziarono nel 1859 e infine, come detto pocanzi, il patrimonio borbonico suscitava timore e invidia. Fu così che, tramite intrallazzi politici e cospicui finanziamenti elargiti dall’Inghilterra, Cavour poté comprare ufficiali borbonici per spianare la strada a Garibaldi, che poteva inoltre contare sulla marina Britannica che, come forma di minaccia, si schierò in assetto bellico davanti ai porti di Marsala prima, e Napoli dopo. Arrivato a Marsala Garibaldi si proclamò dittatore dell’isola e dopo poco tempo, ma non senza soffrire e perdere quasi tutti gli uomini a disposizione, riuscì nell’ “impresa” di conquistare il Regno delle Due Sicilie. Dopo solo sessantadue giorni di dittatura garibaldina le finanze e l’economia del regno borbonico crollarono, dando il via a quell’ondata di crisi con la conseguente arretratezza che ne deriva e che ancora oggi tormenta il Mezzogiorno. Questa è la verità, quella che i libri non dicono e censurano, ma d’altronde si sa, la storia la scrivono i vincitori, questo è vero, ma è altrettanto vero che solo gli sconfitti sanno la verità. Da Meridionale fiero quale sono, non accetto che venga divulgata una storia distorta e diversa da questa, il Sud è splendido, una perla rara e come tale merita di ritornare a brillare di luce propria.

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Lo stemma del Regno delle Due Sicilie
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